Le avventure degli altri (Ciao, Gianfry)

Posted On agosto 31, 2015

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simonetta radice BC15

Da bambina, volevo vivere come te.

La mia casa, una baita nel bosco, i colori squillanti dei pennarelli nuovi. Il mio cibo, pezzi di pane nel giardino, per gioco nascosti, per gioco trovati. Tu, a un certo punto, lo facesti davvero. Accantonasti il tuo lavoro e il tuo cognome – “lassù non serve” – dicevi. Per tutti diventasti Gianfry e basta.

Sulle montagne ci andasti scalzo. I tuoi piedi si fecero erba, neve, roccia. Il tuo incedere agile di balzi. Per sedici anni casa tua fu il bivacco di Vald, in Val Grande.

Estate: le notti dolci e silenti d’abbandono risuonavano delle note soffiate nel tuo corno.

Autunno: scrocchiare di foglie, spezzare di legna, profumo di resina. Più rado il passaggio degli escursionisti a portarti saluti, libri e magari un pacco di pasta.

Inverno e ti dissero che no, non saresti sopravvissuto, non in Val Grande, dove i giorni ti sfiniscono di neve e solitudine, quando anche solo il gesto di muovere un passo reclama attenzione. Ma poi arrivava primavera e primavera arrivava davvero solo quando qualcuno dava notizie del Gianfry, non appena la neve liberava i valichi più alti.Ti avevano visto, ti avevano parlato. Avevi trascorso cinque mesi senza vedere nessuno.

Se ti avessi qui davanti, non ti chiederei il perché, ma il cosa e il come. Come hai passato quel tempo ovattato, quei silenzi tinti di bianco? Com’è obbedire al solo ritmo che il corpo dice, senza obblighi, senza lancette, senza le infinite distrazioni del quotidiano commercio con il mondo? Com’è l’avventura nuda di vivere?

Ma io non ti ho davanti, né ti avrò più. A dire il vero, non ti ho mai conosciuto e l’unica volta in cui ti vidi non ebbi cuore per chiederti questo. Non ebbi cuore allora e adesso non è più tempo, perché tu ne sei andato in un giorno caldo di inizio estate. Senza medici e senza diagnosi, come sempre più spesso mi trovo a pensare dovrebbe essere.

“Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana.” A queste parole di Thoreau, e al vento che accarezza i faggi della val Grande, il compito di dirti il mio saluto.

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9 Responses to “Le avventure degli altri (Ciao, Gianfry)”

  1. flaco

    Bellissimo questo ricordo, davvero. Qualunque parola mi venga in mente è riduttiva. Un abbraccio.

  2. omarut

    Brava Simonetta, sempre un piacere leggerti…

  3. Cla

    Bello! Scelta difficile da capire, questa dei Gianfry, se non per un grande desiderio di riposo dalla follia del mondo, in grembo alla natura. Solo andata, senza ritorno.

  4. Beppeley

    Vivissimi complimenti per aver vinto il Blogger Contest 2015.
    Brava!

  5. estateindiana

    Grazie mille!

  6. omarut

    Complimenti per il primo posto del B.C. 2015!

  7. Riccardo

    Mi hai scavato nell’anima … cavolo, sono in studio, dovrei tenere un certo contegno ma …

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