Di picca e di penna

Posted On settembre 24, 2016

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midi

 

Riflessioni a margine del blogger contest 2016 di Altitudini.it

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non avevo le idee chiare su quale taglio volessi dargli. Non volevo limitarmi a una mera raccolta di relazioni – o forse lo volevo, ma non avevo e non ho la precisione e la costanza necessaria – ma faticavo a trovare un tono personale, faticavo e ancora spesso fatico a trovare la mia voce.

Credo che scrivere di montagna sia una delle cose più difficili da fare. È come camminare su una cresta sottile: da una parte il baratro della retorica, dall’altra quello dei luoghi comuni (quanto vi fa rabbrividire la locuzione “panorama mozzafiato”? Solo per limitarmi alla più abusata). Paradossale, se si pensa a quanto siano extra-ordinari i luoghi in cui ci avventuriamo, eppure non solo chi va per mare trova sirene a cui opporre il proprio fermo diniego.

Tempo fa frequentai un corso di teatro. L’insegnante ci chiese un esercizio apparentemente molto semplice: interpretare, attraverso la sola gestualità del corpo, un aggettivo da lei scelto. A un certo punto l’aggettivo fu “grande” e noi iniziammo a muoverci per l’aula mimando enormi rettangoli con la braccia, fingendo il sollevamento di carichi sovradimensionati, misurando il pavimento a passi troppo lunghi. A un certo punto, probabilmente stanca di questo spettacolo poco edificante, ci fermò: “Guardate che potrebbe anche essere solo così!” Piedi uniti, braccia lungo i fianchi, testa bassa che si solleva lentamente, occhi e bocca che si spalancano in una “O” muta.

Ecco, credo che scrivere bene di montagna richieda in qualche modo la fatica di restituire al lettore la grandezza rinunciando alle lusinghe della grandiosità, rinunciando alla grandeur, come direbbero i francesi. Un compito improbo e infinito, nel quale ciascuno deve avventurarsi da solo e trovare la propria via. Ma ci sono almeno due persone che possono guidarci su questo cammino accidentato. Due persone apparentemente lontanissime tra loro – una scrisse poco e scalò molto, l’altra scrisse moltissimo ma non credo sia mai andata per terre alte – ma che in qualche modo, per strade molto diverse, arrivano incredibilmente (?) a una conclusione molto simile.

Il mio articolo finisce qui perché, quando si passa la parola ai giganti, poi si può solo stare fermi a piedi uniti, braccia lungo i fianchi, testa bassa che lentamente si solleva, occhi e bocca spalancati in una “O” muta.

“Raccontare, parlare, è molto difficile. È sempre duro arrivare così vicino all’essenza della vita e poi, dopo, ritornare indietro e sentirsi imprigionati nelle strettoie del linguaggio, completamente inadeguato a tradurre in simboli i concetti e la totalità dell’esperienza vissuta. Un’esperienza lunga e sofferta che mi ha permesso di capire una verità fondamentale: alla base di tutto, di ogni azione che l’uomo compie, deve esserci sempre l’Amore.”  Renato Casarotto

 

“Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse. Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata.” David Foster Wallace

 

 

 

 

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