Nina dai capelli d’oro

Posted On ottobre 11, 2018

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Parte seconda (prima parte)

 

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Ovvio che non aveva detto niente all’Aldina, che le donne poi fanno un sacco di storie per ogni cosa. Ma l’Aldina non era mica stupida, aveva capito tutto quella lì, e infatti il Giovanni a un bel momento se la trovò sul sentiero, se la vide proprio davanti che saliva di furia, con ancora su il camicione da notte e coi capelli sciolti, come una strega o un fantasma.

Non appena lo vide, gli si scagliò contro, che lui dovette tenerla per le braccia mentre lei scalciava, si contorceva e gridava, che aveva il demonio in corpo. «Spero che muori disgraziato, spero che muori!» gli urlava contro al Giovanni, e cercava di sputargli in faccia, tanto che alla fine lui per liberarsi la buttò per terra strattonandola.

«’Dèss basta!» le urlò addosso come un tuono. «Che lo sapevi anche tu che non potevamo tenerla!» E se ne andò sbuffando e lasciandola lì per terra, tra i sassi e il fango, con il passo pesante di chi ha appena fatto una fatica, una delle tante, che la giornata non è mica finita e c’è ben ancora da far cose.

___________

Ore dopo, fu la Tilde a ritrovare l’Aldina e a riportarla a casa – che era un pezzo che mancava dall’alpeggio. La Tilde aveva capito subito che cosa era successo e l’era salita su di corsa. Il sentiero saliva all’inizio non tanto ripido, attraverso i pascoli, poi diventava più dritto, che le ginocchia fin quasi alla bocca te le portavi, ed entrava in un bosco di larici via via più radi e alla fine, dopo qualche tornante e un traverso stretto e messo di sguincio, la conca del lago la potevi ben intuire, dovevi solo continuare a salire, fino a dove spianava.

La Tilde vide così l’Aldina in piedi a bordo del lago, con i lunghi capelli neri abbandonati lungo le spalle, che era la prima volta che la vedeva così. Se ne stava lì, come di sale, in mezzo al vento frizzante che d’un tratto si era sollevato, e alle prime gocce di pioggia che puntinavano il lago.

I pochi larici attorno allo specchio d’acqua erano neri e muti. I grandi massi disseminati nell’ampia conca sembravano aver perso di consistenza e confondersi nella luce ovattata. La Tilde si avvicinò lentamente all’Aldina e la prese per le spalle.

«Numa a cà adèss» le disse sottovoce.

L’Aldina rimase immobile.

«Andiamo» le ripeté con voce più decisa «Ti prendi freddo e a casa ti cercano».

Si avviarono lentamente lungo il sentiero. Camminavano strette a braccetto, le labbra serrate, il respiro accelerato, anche in discesa. La pioggia in breve si era infittita e a ogni loro passo, l’erba, che il verde già cedeva al giallo, trasudava acqua.

Arrivarono presto alle baite e Tilde l’accompagnò fin sulla porta.

«Se moriva di fame era peggio, ecco cosa ha detto quel disgrasià», disse l’Aldina.

«È mai morto nessuno di fame qui.» Le rispose la Tilde ricacciando le lacrime.

Arrivato il momento di separarsi, le due donne si guardarono dritte negli occhi per qualche secondo. La Tilde andò spedita verso la sua baita, mentre l’Aldina stette per un po’ ferma sulla soglia, raccolse i capelli, prese fiato, lasciò ricadere le spalle e si decise ad aprire la porta.

«Lo sai cosa ha fatto il Giovanni?» Disse la Tilde al Piero, e ancora un po’ quasi piangeva. Non gli diede nemmeno tempo di rispondere. «Nel lago, ha preso la fiolina e l’ha buttata nel lago! Quel disgraziato, quel senzadio!» Il Piero stava mettendo legna nella cucina economica, e la guardò scuotendo la testa.

«Ti dico che ha passato la misura quello lì» disse la donna.

«Stai zitta» le disse il Piero con voce piatta.

«Che non la può mica far franca sempre…» la Tilde non finì nemmeno la frase che già piangeva, con la mascella sotto che tremava e il singhiozzo che la scuoteva tutta.

«Smettila» le disse il Piero alzando la voce,  «Sai cosa succede se il Giovanni va in gattabuia? Chi è che lavora più? Sai che fine fanno i bambini? Sai che glieli portano via all’Aldina?»

«Parla piano!» Gli disse la Tilde anche lei a voce troppo alta. «Non voglio che l’Angela ti sente».

«Metti su l’acqua» le rispose il Piero «tra tutto si è fatto tardi.»

One Response to “Nina dai capelli d’oro”

  1. Nina dai capelli d’oro | Mountain for dummies

    […] terza (parte seconda, parte […]

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